Una fase di transizione può durare settimane, mesi o molto più a lungo.
Non esiste una durata valida per tutti, perché dipende da ciò che sta cambiando, da quanto è complessa la situazione e da quanto controllo hai realmente sulle variabili coinvolte.
Per questo la domanda:
“Quanto durerà?”
è comprensibile, ma spesso non è la più utile.
Può essere più utile chiedersi:
“Cosa deve succedere perché questa fase inizi davvero a evolvere?”
Perché le transizioni possono sembrare più lunghe del previsto
Quando una situazione è stabile, molte decisioni vengono prese quasi automaticamente.
Hai riferimenti, routine, aspettative e criteri già consolidati.
Durante una fase di transizione, invece, alcuni di questi riferimenti smettono di funzionare come prima.
La situazione precedente non è più del tutto adatta, ma quella nuova non è ancora abbastanza definita.
È questa zona intermedia a creare la sensazione di essere sospesi.
Non necessariamente perché non stai facendo progressi.
A volte perché i progressi non sono ancora visibili all’esterno.
Non tutte le transizioni richiedono lo stesso tempo
Cambiare una singola abitudine è diverso dal cambiare lavoro.
Cambiare ruolo è diverso dal modificare una direzione professionale.
Riorganizzare alcune priorità è diverso dal ripensare completamente ciò che vuoi costruire nei prossimi anni.
Più variabili sono coinvolte, più è probabile che il processo richieda tempo.
La durata dipende anche da fattori molto concreti:
- informazioni disponibili;
- risorse economiche;
- responsabilità personali;
- possibilità di sperimentare;
- reversibilità delle decisioni;
- supporto disponibile;
- velocità con cui puoi verificare nuove alternative.
Questo rende poco utile confrontare la propria situazione con quella di altre persone.
Il tempo da solo non risolve una transizione
Aspettare può essere utile.
Ma il semplice passare del tempo non garantisce automaticamente maggiore chiarezza.
Se dopo mesi continui a porti esattamente le stesse domande usando gli stessi criteri, potresti non avere bisogno di altro tempo.
Potresti avere bisogno di nuove informazioni, nuovi esperimenti o un modo diverso di leggere la situazione.
Una transizione evolve quando qualcosa cambia nel modo in cui la affronti.
Per esempio:
- acquisisci informazioni che prima non avevi;
- chiarisci meglio le tue priorità;
- elimini un’alternativa;
- sperimenti una nuova possibilità;
- modifichi una condizione concreta;
- prendi una decisione che riduce l’incertezza.
Il tempo diventa utile quando è accompagnato da osservazione e azione.
Evitare due estremi
Durante una fase di cambiamento è facile oscillare tra due estremi.
Il primo è voler accelerare tutto:
“Devo decidere subito.”
Il secondo è aspettare indefinitamente:
“Prima o poi capirò.”
Entrambe le strategie possono creare problemi.
Una decisione presa troppo presto può essere poco informata.
Una decisione rimandata continuamente può trasformare l’incertezza in immobilità.
La soluzione non è scegliere tra velocità e attesa.
È creare un processo.
Trasformare il tempo in un processo
Puoi affrontare una fase di transizione utilizzando una sequenza semplice:
Comprendere → Scegliere → Agire → Verificare → Consolidare.
Comprendere
Definisci cosa sta realmente cambiando.
Non “la mia vita non mi piace più”, ma elementi osservabili e specifici.
Scegliere
Individua ciò su cui vuoi intervenire per primo.
Non devi risolvere tutto contemporaneamente.
Agire
Fai qualcosa che produca nuove informazioni.
Una conversazione, un test, un progetto, una candidatura, una nuova organizzazione del lavoro.
Verificare
Osserva cosa produce quell’azione.
Ha aumentato chiarezza?
Ha confermato un’ipotesi?
Ha escluso una possibilità?
Consolidare
Mantieni ciò che funziona e modifica ciò che non produce risultati.
In questo modo la transizione non rimane soltanto una fase da “attraversare”.
Diventa qualcosa che puoi progressivamente governare.
Come capire se una transizione sta evolvendo
La fine di una fase di transizione non coincide necessariamente con una grande decisione.
Puoi accorgerti che qualcosa sta cambiando quando:
- alcune alternative diventano meno rilevanti;
- sai meglio cosa vuoi preservare;
- hai criteri più chiari;
- riesci a prendere decisioni più piccole senza riaprire ogni volta tutto il problema;
- inizi a trasformare la riflessione in azioni verificabili.
La direzione può non essere ancora definitiva.
Ma la situazione non è più indistinta.
Quanto dura quindi una fase di transizione?
Non esiste una risposta universale.
La durata dipende dalla complessità della situazione e soprattutto da ciò che accade durante quel periodo.
Più che misurare quanto tempo è passato, può essere utile osservare:
“Negli ultimi mesi ho raccolto nuove informazioni, sperimentato qualcosa o modificato i miei criteri?”
Se la risposta è sì, probabilmente il processo sta evolvendo.
Se la risposta è no, forse il punto non è aspettare ancora.
È introdurre qualcosa di nuovo nel modo in cui stai affrontando la situazione.
Il tempo può aiutare.
Ma è ciò che fai durante quel tempo a trasformarlo in progresso.
Nel Performance Coaching Virtus lavoriamo su consapevolezza, priorità, decisioni e sperimentazione per trasformare una fase di incertezza in un processo più leggibile e concreto.
